Il volto della madre come specchio per il neonato. Le origini del Sé.


Fin dalla nascita ogni soggetto esiste solo in quanto coinvolto in una relazione e, le sue possibilità di vivere e svilupparsi dipendono totalmente dal soddisfacimento del bisogno primario di attaccamento e appartenenza ad un Altro, madre/care giver, che si prenda cura di lui e gli dia quel senso di sicurezza e intimità che sono basilari per la crescita. D. Winnicott

L’importanza della relazione primaria tra mamma/care giver e neonato è stata analizzata e descritta da Winnicott, come nucleo dell’evoluzione affettiva e cognitiva del bambino. Lo sviluppo del Sé nel neonato sarà determinato da quanto la figura di riferimento sarà protettiva, accogliente, coerente e rassicurante.

Fin dai primi istanti di vita, il bambino è competente, cioè possiede una naturale predisposizione sociale, un’innata propensione a fare esperienze affettive.

È indispensabile che il bambino faccia esperienza dello sguardo dell’altro, che sviluppi un intimo contatto con la madre attraverso il tatto e la vista. In particolare, lo sguardo della mamma/caregiver si costituisce come specchio, che consente al bambino di iniziare a costruire una propria identità, riflettendosi negli occhi dell’altro.

Della mamma/caregiver il neonato incontra principalmente il volto.


Una delle domande che spesso i genitori si pongono, è come vede il neonato e come si sviluppano le funzioni visive. Non esiste una unica risposta a questa domanda: alcuni autori sostengono che i bambini appena nati non vedono bene fino ai 3 mesi di vita, altri affermano che sono in grado di distinguere solo le ombre. In generale, se la vista dei neonati può non essere ancora perfetta, questi sicuramente si concentrano su alcuni elementi. In particolare, il neonato già dopo poche ore dalla nascita sarà in grado di osservare gli occhi della mamma/caregiver. Il neonato è molto interessato al volto della madre e a tutte le parti che lo compongono, in modo particolare tutte le aree mobili, come la bocca e gli occhi ( se avete bambini piccoli sapete che le loro manine si rivolgono spesso alla vostra bocca, ad esempio). Pian, piano inizierà anche a distinguere le facce delle persone che vede più spesso. Quella che è la vista binoculare nel neonato si svilupperà a partire dalla nona settimana di vita, per questo le due immagini che verranno rimandate dagli occhi inizieranno a fondersi insieme. I neonati vedranno, a questo punto, oggetti che si possono trovare anche molto distanti e inizieranno, proprio per questa caratteristica, a cercare di afferrare qualsiasi oggetto. il tatto insieme alla vista del neonato serviranno come strumento per apprendere e anche per familiarizzare con le emozioni e con i volti delle persone intorno a lui. Allo stesso modo, il neonato utilizzerà gli occhi per indicare alla mamma/caregiver di voler prendere qualcosa. Poi, a partire dal quarto mese, il neonato sarà in grado di percepire forme e colori in modo praticamente perfetto. Infine, dai sei mesi in avanti il bambino riuscirà a percepire in modo ancora più distinto la profondità, ad esempio, potrà vedere oggetti e figure lontane e potrà interessarsi a ciò che si muove. Per questi motivi inizierà ad interessarsi sempre di più all’ambiente circostante.


Quello che ogni volta mi colpisce studiando questo particolare periodo della vita umana, è che le espressioni adulte, che più facilmente vengono identificate dai bambini sono proprio i sorrisi. Il sorriso è una forma di comunicazione estremamente importante, perché veicola al neonato sentimenti positivi, permettendogli di sentirsi a suo agio, sereno, amato e protetto. E’ su questo che sembra si sintonizzi l’attenzione del bambino, a mio parere per una innata ricerca del piacere, cioè di quello che lo fa stare bene.


Anche il bambino utilizza il sorriso fin dai primi mesi (recentemente si è scoperto che il sorriso dei neonati non è puramente riflessivo), in risposta a ciò che gli piace. Intorno ai nove mesi il sorriso diventa dunque selettivo, indirizzato ai volti familiari.

Il sorriso del bambino ha solitamente degli effetti sulla madre, che a sua volta gli sorride, gli parla affettuosamente, lo culla; in questo senso, attraverso il volto materno, il figlio compie il primo incontro con se stesso e fa esperienza del proprio Sé.


Nel volto della madre, nel suo sguardo su di lui, nel suo sorriso, è racchiusa la promessa del mondo che lo aspetta.


Una “madre sufficientemente buona”, come direbbe Winnicott, è la prima ad agire affinché il figlio possa diventare autonomo, pur sentendosi sempre accudito e sostenuto nelle sue libere scelte. La valigia migliore che una madre può preparare al proprio figlio è sicuramente la gioia di vivere, il diritto di esistere così come è e di abitare il mondo con tutti i propri sensi.


Il figlio durante la gravidanza, si è nutrito del corpo della madre, ma anche dei suoi pensieri d’amore per lui, per poi, una volta nato, fare esperienza del volto della madre per aprirsi al volto del mondo e realizzare pienamente se stesso. È grazie allo sguardo attento e premuroso di una madre, al suo sorriso, che il bambino, percepisce la propria esistenza e di conseguenza la bellezza del mondo.



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