L’educazione psicomotoria. Quando il bambino invita l’adulto nel suo mondo interiore.

Il corpo è l'unico mezzo che ho per andare al cuore delle cose.

Merleau-Ponty

I materiali della Sala, sono oggetti destrutturati, duttili, che permettono la trasformabilità tra le mani del bambino e che libera la sua immaginazione.
In Sala di Psicomotricità.

Hai mai sentito parlare di Psicomotricità? Tuo/a figlio/a ha mai preso parte a una Seduta di Psicomotricità?


Voglio raccontarvi qualcosa a proposito dell'importanza del linguaggio del corpo del bambino e del fondamentale ruolo giocato dall'adulto che si dispone all'ascolto e alla comprensione dell'espressività corporea del bambino. Come psicomotricista in formazione, con la mia pregressa esperienza di educatrice, formata negli anni di lavoro alla Pratica Psicomotoria Aucouturier, ma anche come mamma di due bambine che hanno avuto la fortuna di entrare spesso in Sala di Psicomotricità, posso descrivere l'educazione psicomotoria come una pratica educativa che si pone l'obiettivo di sostenere la crescita armonica del bambino.


Innanzitutto facciamo chiarezza: la psicomotricità del bambino è il suo modo di stare al mondo ed interagire con l’ambiente che lo circonda attraverso il proprio corpo in movimento. Come sostiene Bernard Aucouturier (ideatore della Pratica psicomotoria educativa e preventiva e della Pratica di aiuto psicomotorio) , "il bambino è un essere psicomotorio".


Il linguaggio del corpo è la prima modalità di comunicazione a disposizione dell'essere umano fin dalla nascita ed è la via privilegiata di comunicazione del bambino, precedente alla comunicazione verbale. Nel percorso di crescita, la dimensione non verbale della comunicazione gioca un ruolo importante perché permette l'emergere spontaneo di quelle potenzialità individuali, che permettono la creazione di legami o relazioni affettive di rilievo.


La comunicazione infatti, si stabilisce quando un individuo attiva le proprie energie indirizzandole alla relazione con l'altro e con l'ambiente.


Nell’educazione psicomotoria l’attenzione si concentra sul corpo del bambino, che muovendosi entra in relazione con l’ambiente, fatto di spazi, di tempi, di oggetti e di persone. La dimensione corporea (il tono, la voce, lo sguardo, la postura) è considerata come espressione di sé, che permette al bambino di comunicare contenuti psichici ed emotivi, che accompagnano le sue azioni ed i suoi pensieri, o che ne sono all'origine.


Il bambino, posto al centro del dispositivo educativo, è messo nella possibilità di scegliere e mettere in atto liberamente le modalità di raccontarsi.


La Seduta di Psicomotricità non è un'ora di ginnastica, di puro sfogo di energie motorie, ma un tempo e un ambiente, nel quale il bambino parla di sé attraverso l'uso del corpo in relazione a specifici materiali e oggetti. In particolare, nella Seduta di Psicomotricità il bambino compie autonomamente un vero e proprio percorso di maturazione psicologica, ogni bambino a partire dalla propria storia, avvia dei processi di rassicurazione attraverso il gioco senso-motorio, per passare poi al gioco simbolico, al linguaggio e ad una presa di distanza dalle pulsioni.


A partire dalla possibilità di esprimere le emozioni, saperle riconoscere e sfumarle in forme di pensiero e di comunicazione, il bambino con i propri tempi, nella Seduta di Psicomotricità, giunge all’autoregolazione emotiva. In seduta si gioca! E giocando, si sperimenta e apprende come funzionano le cose, si scopre se stessi e l'inter-soggettività, integrando regole e limiti, nella relazione con gli altri, con lo psicomotricista.


Nella Seduta di Psicomotricità il mondo interiore del bambino, fatto di memorie corporee, di emozioni, di desiderio di essere riconosciuto, si manifesta interamente nel gioco, offrendo la possibilità di essere ascoltato e compreso dallo/a psicomotricista. Nel gioco senso-motorio il bambino corre, salta, fa capriole, entra in contatto con i materiali, in una esplosione che porta da dentro a fuori tutte le sue emozioni. Nei volti, nelle voci dei bambini c'è una esplosione di gioia, che l'adulto può leggere e restituire al bambino affinché costituisca per lui un'acquisizione di consapevolezza di sé.


Il bambino chiede allo/a psicomotricista di riconoscere la sua emozione in quel salto, in quel lancio, in quella capriola, in quella corsa, in quella spinta! E' come se chiedesse all'adulto di dirgli come la vede, quella azione, di descrivergliela come una cosa buona, bella, a confermare che ciò che il bambino ha dentro di sé e che sta raccontando attraverso l'azione, è buono, bello, piacevole (Giuseppe Nicolodi, Maestra guardami..., Csifra, Bologna, 1992).


Quello che avete appena letto, non vi risuona un po'?

-Mamma, papà, guardami!- -Mi guardi?- -Maestra guardami!-


Quante volte sentite il bambino rivolgervi questa richiesta? Ecco, il bambino vi sta dicendo: se tu mi guardi e leggi ciò che vedi come una cosa bella e buona, dunque tu mi vedi bello, buono, amabile!


Questo importante riconoscimento completa e chiude un cerchio evolutivo, cioè le emozioni trovano una via di espressione attraverso l'utilizzo del corpo e dopo esser "lette" dall'adulto, possono essere dal bambino identificate e reintegrate come positive parti di sé. Solo dopo questo necessario passaggio, il bambino potrà accedere a vie espressive più evolute rispetto a quella corporea, come quelle simboliche, linguistiche, grafico-pittoriche, plastiche, per arrivare all'utilizzo della scrittura e a tutte le forme di espressività artistica.



La corsa dei bambini per abbattere il muro.

L'educazione psicomotoria è una pratica educativa che offre un terreno fertile, affinché la persona possa evolvere, sviluppando al massimo le proprie potenzialità. In questa ottica pedagogica il bambino non è definito da un pensiero categorizzante, che ne sottolinea le mancanze e le difficoltà, classificandolo.

-E' lento, è pigro, è scoordinato, è aggressivo, è inconcludente, è disattento, etc.- ( tanto per citare alcune delle definizioni, che rischiano di fissare il bambino e la sua l'espressività corporea, in classificazioni rigide e precostituite). Viene messo in rilievo ciò che ciascun bambino sa fare e non ciò che non sa fare; perché si crede nelle potenzialità dell’individuo, nelle sue possibilità di trasformazione e nel ruolo che la relazione con l'altro e con l'ambiente gioca nel favorire od ostacolare il suo processo di sviluppo.


Il bambino è accolto nella sua globalità evolutiva, considerando il linguaggio corporeo in presa diretta con il suo vissuto emozionale interno, mettendolo nelle migliori condizioni per poter passare "dal piacere di agire al piacere di pensare" (Bernard Aucouturier, Agire giocare, pensare. I fondamenti della pratica psicomotoria, educativa e terapeutica. Raffaello Cortina Editore, 2017).



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