La scelta di una educazione rispettosa e di una disciplina dolce.

Chiunque abbia a che fare con il bambino deve capire che la punizione e l'isolamento non gli serviranno per raggiungere l'autocontrollo di cui ha bisogno

Elinor Goldschmied






-Lo sculaccione non ha mai fatto male a nessuno. Siamo cresciuti tutti bene così. Invece, oggi i giovani non hanno rispetto-. Da quando è cominciato il mio cambiamento di prospettiva in ambito educativo, ho ascoltato tante volte queste frasi, me le hanno rivolte in alcuni confronti avuti con colleghe o mamme, le ho lette sui social e le ho avute tra i commenti ai miei post.


Queste tematiche sono molto delicate ed il confronto tra chi non ha avviato una simile riflessione, non è semplice. Personalmente ho spostato l’attenzione dall’agire sull’errore del bambino, a guardare l’obiettivo a lungo termine della relazione educativa. Questo ha portato a valorizzare la presenza dell'adulto/caregiver, la sua forma, le sue parole, le sue scelte ed i suoi gesti, come orme che vanno ad imprimersi sul processo evolutivo del bambino, favorendolo o ostacolandolo. In questa ottica, che prevede una autentica relazione educativa tra bambino e genitore/caregiver, ho sperimentato che le punizioni non funzionano, perché non accompagnano alla comprensione, alla possibilità di apprendere. Come spesso ripeto sui miei social account e negli incontri con i genitori, non esiste apprendimento in un clima di disprezzo, umiliazione, paura. Questo pensiero è supportato da tantissimi riferimenti scientifici, ne cito solo alcuni:


Il bambino apprende sempre su un fondo di piacere, come sostiene B. Aucouturier, maestro e padre della Pratica Psicomotoria; per insegnare bisogna emozionare, come ricordava M. Montessori, scienziata, pedagogista, filosofa, neuropsichiatra infantile e internazionalmente nota per il Metodo Montessori; non c’è apprendimento senza emozione, sono un’unica cosa, ci dice oggi Francisco Mora, neuroscienziato di fama internazionale. Il ricercatore Francisco Mora aggiunge, che si può solo imparare ciò che si ama.

Inoltre, le neuroscienze ci confermano che nel bambino la maturazione neuronale non è completa, i bambini da zero a sei anni o più, non sono nella possibilità di auto-riflettere su di sé e sulle proprie azioni, né di autoregolare da soli le proprie emozioni. Questo annulla ulteriormente la possibilità che la punizione o il metterlo a pensare possa funzionare. Dalla scoperta dei neuroni specchio in poi però, sappiamo con certezza che il bambino nei primi anni di età impara ciò che vive e vede in relazione soprattutto al comportamento del genitore/caregiver. Ecco che l'adulto ha in realtà un superpotere, quello di farsi specchio per riflettere al bambino un modello di adulto responsabile, in grado di autoregolarsi.

Investire tempo, energie e cura di sé nella relazione educativa con i propri figli richiede impegno, anzichè concentrarsi a correggere l'errore, si pone come obiettivo la crescita che comprende l'errore stesso, nel processo di sviluppo del bambino. Lo sappiamo, chi va controcorrente, fa scelte scomode, ci vuole coraggio e concentrazione sul processo. Occorre perciò restare centrati.


Una educazione rispettosa che comprende la disciplina dolce, senza premi né punizioni, non è sinonimo di lassismo. E' una scelta alternativa, una pratica educativa che richiede costanza nella modalità di comunicare e chiedere al bambino di rispettare limiti e regole. Non funziona essere lunatici di fronte al bambino , e/o lanciarsi in punizioni corporali come gli sculaccioni. E' importante che l'adulto conosca la rotta di navigazione, come ci ricorda Seneca: non c'è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. Tanto vale affrontare mari in burrasca , comunque ci saremo mossi, avremo tenuto il timone, ci avremo provato. Non perdere di vista l'obiettivo, che è la crescita armonica del bambino, fa in modo che tutte le tempeste possano essere vissute come parte del viaggio. Questo l’ho sperimentato sulla mia pelle, perché io personalmente gestisco un temperamento volubile. Nella mia prima esperienza di mamma, pochi ma alcuni sculaccioni o pacche sulle mani sono sfuggiti. Ogni volta mi sono sentita sbagliata. Insomma, questo metodo tradizionale non faceva e non fa per me e soprattutto a me non ha mai funzionato. Dopo un po’ mia figlia si comportava nuovamente come io le avevo chiesto di non fare e per me era una nuova frustrazione. Perché la punizione o lo sculaccione servono come deterrenti immediati. Il bambino subisce il potere dell’adulto e per timore si blocca. Il più delle volte, quello stesso comportamento che noi abbiamo in precedenza punito, si ripeterà. Questo lo può sperimentare chiunque sia genitore di un bambino con un temperamento forte, non si arrenderà facilmente. In altri casi, il bambino si potrebbe chiudere nella paura della punizione (a scapito dello sviluppo della libera iniziativa). Il bambino allora svilupperà una tale paura della punizione, che in futuro dirà bugie per nascondere un errore, incolperà altri dei suoi sbagli o peggio non cercherà il genitore quando avrà un problema. Conoscete bambini che chiedono permesso anche per respirare? Io si li ho incontrati: piccoli lord, principesse orgogliose. Bambini dai "modi educati" in una visione tradizionale, poveri di esperienze, con difficoltà a relazionarsi con gli altri, bambini "molto bravi", sempre nella performance. Ho percepito tristezza. La reazione impulsiva del genitore che perde le staffe, ma anche di quello severo che applica freddamente la punizione, che esige dal bambino le qualità di un piccolo adulto, destabilizzano la sicurezza del bambino e danneggiano la relazione educativa.

Ho voluto perciò abbandonare il metodo educativo tradizionale come punto di riferimento, evitando la trappola del “si è sempre fatto così e siamo cresciuti bene”. Ma bene in che senso? Quanti adulti portano ferite aperte della propria infanzia, paure, traumi da bambini? Sapete che le ferite emotive sono invisibili agli occhi, ma conoscete qualche adulto che non ne ha? E’ possibile affermare che stiamo bene, ma nello stesso tempo siamo adulti irrequieti, scontenti, lontani dalle proprie emozioni, sempre alla ricerca di qualcosa che manca, che hanno difficoltà nelle relazioni affettive, che sono inclini alle dipendenze e alla svalutazione di se stessi o degli altri? Qualcuno di voi si riconosce? Perché io so di aver assunto o tutt’oggi poter avere, almeno una o due di queste caratteristiche, pur essendo animata da grande ottimismo e positività.


Essere una professionista dell’infanzia, come diceva spesso il caro Professor Enzo Catarsi (Università degli Studi di Firenze), significa pensare positivo e citava così il filosofo contemporaneo Lorenzo Cherubini, come lui lo chiamava.

Io penso positivo perché son vivo, niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare.

Così nella mia professione e da mamma, ho affrontato dubbi, incertezze, ragionato, ricercato, studiato ed ho incontrato l’educazione rispettosa, la mindfullparenting, la disciplina dolce, che oggi promuovo nelle consulenze pedagogiche educative con i genitori. Il percorso che il genitore può fare se si mette in cammino per crescere e accompagnare la crescita con rispetto, empatia e consapevolezza, sono originali e unici. Passo dopo passo emergono risorse genitoriali, si accrescono le competenze e la consapevolezza di sé e l'adulto può disporsi positivamente all'ascolto del bambino.

Educare il bambino non significa raddrizzare un piccolo adulto a suon di punizioni o premi.


Educare dal latino e-ducere, trarre fuori, condurre, abituare, esercitare, far crescere, promuovere con l'insegnamento e l'esempio le qualità intellettuali, estetiche e morali di una persona (dal vocabolario della lingua italiana Treccani).


Quale educazione, insegnamento ed esempio stiamo dando al bambino se gli urliamo contro, se lo allontaniamo da noi o lo isoliamo quando i suoi comportamenti non ci piacciono, quando gli diamo uno sculaccione o lo puniamo? Uscire dai giochi di potere tra l'adulto e il bambino è quanto mai necessario a togliere le nostre maschere (siamo cresciuti bene), ritrovare l'autenticità del nostro essere e presentarci al bambino come leader sicuri e positivi per accoglierlo e ascoltarlo così come è: un essere in divenire.

Il genitore/caregiver, leader positivo e sicuro, può rinunciare ad imporsi sul bambino, per accompagnare la sua crescita con amore incondizionato, dando fiducia al bambino competente, mettendolo nelle migliori condizioni per sviluppare i propri talenti e le proprie originali caratteristiche.





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